I LUOGHI DELL'ARTE

 

 

Teatro Salvini - Pieve di Teco

 

Il Teatro Salvini, grazioso gioiello situato nella cittadina medievale di Pieve di Teco (IM), detiene un primato particolare: è il più piccolo teatro del mondo.

Condivide questo record con il Teatro Catalani di Vetriano di Pescaglia in provincia di Lucca, ma la sua edificazione è decisamente anteriore.

Il teatro di Vetriano, infatti, risale al 1890, mentre il Teatro Salvini vide la luce nel 1834. Quindi, almeno in termini cronologici, è giusto riconoscergli questo titolo.

Volendo essere pignoli, riguardo alla questione “piccoli teatri” ci sarebbe anche “La Huchette” nel quartiere latino di Parigi. E’ il teatrino dove ininterrottamente dal 1957 si rappresenta “La cantatrice calva” di Ionesco: i posti dichiarati sono novanta, proprio come il teatro ligure, ma la sala è certamente molto più recente. In conclusione, il primato resta al Salvini.

Abbandonato e semi distrutto da più di cinquant’anni, il grazioso teatro è tornato a nuova vita nel 2005 dopo un attento restauro.

Le vicende legate alla costruzione dell'odierno Salvini risalgono alla prima metà del XIX secolo e si inseriscono in un contesto di vivo interesse per le attività teatrali e musicali dimostrato dalla popolazione di Pieve di Teco fin dal 1750.

La costruzione, originariamente adibita a forno, fu trasformata in sala teatrale grazie alla caparbietà di un consigliere comunale dell’epoca, Giuseppe Manfredi, e al desiderio dei cittadini pievesi di avere un secondo teatro oltre al più ampio e antico Teatro Olimpico.

L'impianto dell'edificio, una volta trasformato da forno a sala per spettacoli, non corrisponde ai canoni teatrali ottocenteschi, ma richiama tipologie sei-settecentesche con una platea rettangolare da circa 100 posti a sedere, su cui si affacciano il loggione e due ordini di palchetti allineati su una pianta ad "U" stretta e lunga che mal si presta ad offrire al pubblico la visibilità ottimale, ma che trae motivo da una necessità di interazione con la platea nel caso di feste danzanti, molto frequenti all'epoca.

Il palcoscenico, piuttosto modesto, è separato dalla sala da un boccadopera decorato con pitture.

Tutta la struttura della sala, sia la sua copertura che il palcoscenico, è interamente in legno.

 

La notizia della riapertura di un teatro è certamente in controtendenza rispetto alla norma: in un periodo in cui i teatri stentano a sopravvivere, chiudono o vengono trasformati in megastore o cinema ecc., è certamente una novità che mette gioia e fa ben sperare sul futuro di un’arte che accompagna l’uomo da sempre.

 

 

Giovanna Amoroso

 

 

 

 

 

L'abbazia di Fontenay

 

L'abbazia di Fontenay, fondata da S. Bernardo nel 1118, offre un’intensa visione della spiritualità monastica originaria.

Si trova in Francia, nel comune di Montbard, dipartimento di Côte-d'Or.

Il periodo di prosperità dell’abbazia si estende dal XII al XV secolo, ma la decadenza comincia nel XVI secolo in conseguenza del regime della commenda (abati designati secondo la preferenza del re). Essa godette della protezione dei re di Francia, ma nonostante questo, venne saccheggiata durante la guerra dei cent'anni e durante le cosiddette guerre di religione.

L’abbazia è un importante esempio di arte cistercense e ne presenta tutte le caratteristiche, prima fra tutte il ritorno alla semplicità architettonica. L’ordine cistercense, infatti, propone il ritorno dell’osservanza della regola benedettina, alla povertà evangelica e alla rinuncia alle comodità e al lusso terreno.

L’abbazia di Fontenay rappresenta uno dei più belli e più completi insiemi di costruzioni monastiche dei primi decenni dell’ordine di Cîteaux, il più intatto che ci sia pervenuto poiché esistono ancora pressoché tutti gli edifici e la maggior parte di essi risale al XII secolo.

 

La chiesa riproduce quella forma canonica che San Bernardo impose alle chiese legate alla casa madre di Clairvaux. Venne costruita fra il 1139 e il 1147, anno in cui venne consacrata da Papa Eugenio III.

Essa ha una pianta a croce latina, costituita da una navata centrale lunga 66 metri e larga 8 e due navate laterali e da un transetto lungo 19 metri.

La sala capitolare ha un soffitto a volta, con pesanti centine. Il grande dormitorio ha un suggestivo soffitto del XV secolo costruito in legno di castagno.

 

Attualmente l’abbazia è proprietà privata della famiglia Aynard, ed è stata dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco.

 

 

 

(G.A.)

 

 

 

  

 

 

Il maestoso Cimitero Monumentale di Staglieno

 

Il cimitero monumentale di Staglieno, ubicato a Genova, è un autentico museo all’aria aperta.

Le opere degli scultori Santo Varni, Lorenzo Orengo e Luigi Rovelli, hanno dato vita ad un suggestivo ed imponente “regno dell’oltretomba”.

Il Cimitero venne realizzato a metà Ottocento, in occasione del decentramento dei luoghi di sepoltura rispetto ai centri delle città. Il maestoso progetto fu ideato dall'architetto Carlo Barabino, e portato a termine da Giovanni Resasco.

Le sculture presenti offrono un panorama della classe borghese tra Ottocento e Novecento, partendo dal neoclassicismo fino al Liberty e all'Art Déco.

In molte statue viene evidenziato il rapporto “eros-thanatos” (amore-morte) con figure di angeli che ricordano le concubine del morto, ovvero statue femminili molto seducenti che erano poste nella tomba dei faraoni o dei notabili egizi per rendergli piacevole la permanenza nel regno dei morti.

Tra i personaggi illustri che dimorano a Staglieno, è d’obbligo citare: Giuseppe Mazzini, Gilberto Govi, Nino Bixio, Fabrizio de Andrè, e Mary Constance Lloyd, ovvero la moglie di Oscar Wilde…

 

(G.A.)