MOSTRE
“Rose. Purezza e passione nell'arte dal Quattrocento a oggi”
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La mostra “Rose. Purezza e passione nell'arte dal Quattrocento a oggi” visitabile fino al 25 ottobre presso Il Filatoio di Caraglio (Cn), propone un percorso attraverso la storia dell’arte prendendo in esame i diversi significati che questo fiore ha assunto: partendo dalla “Rosa mistica” medievale, dalla “Vana Rosa” della natura morta seicentesca per approdare alla rivalutazione femminile del Settecento.
Contemplata in tutti i tempi come la Regina dei Fiori, simbolo di giovinezza, di grazia e di virtù, la rappresentazione di questo fiore è ricca di numerose e diverse simbologie, spesso legate all’eterea figura femminile.
In tutto presenti un centinaio di opere.
INFO:
Via Cappuccini, 29 - 12023 Caraglio (CN)
Tel/Fax: 0171-618260
Giovanna Amoroso
Picasso suite 347
Dal 5 aprile al 28 giugno 2009 a Cremona - Museo Civico Ala Ponzone
La Suite 347 è una delle imprese più colossali del Picasso maturo, che in pochi mesi frenetici, tra il marzo e l’agosto del tumultuoso 1968, realizzò oltre trecento incisioni nelle quali confluisce l’intera immaginazione dell’anziano autore.
In Italia Suite 347 non è mai stata presentata.
Una lacuna che viene ora colmata dalla città di Cremona che sino al 28 giugno nell’Ala Ponzone del Museo Civico espone l’intero ciclo di 347 incisioni.
Nelle 347 incisioni c’è tutto Picasso: il mondo della corrida e dei cantaores flamenchi; la mitologia greco-romana e, soprattutto, il paesaggio mediterraneo.
Alla Suite 347, annota in
catalogo Brigitte Baer, conviene accostarsi con spirito pronto all’allegria, agli scherzi, alle burle, alla comicità, al buonumore e al piacere: “Piacere di vedere, di ridere, di divertirsi”. Uno
striscione con lo slogan “Vietato l’accesso agli scorbutici!” dovrebbe essere appeso all’ingresso della mostra.
Nei sette mesi in cui lavorò “scrivendo”,
perché di un testo si tratta, ovvero tra l’inizio di marzo e la fine di settembre del 1968, Picasso sembra essersi preso una lunga vacanza, più lunga di quelle scolastiche, ma in ugual misura ricca
di storie, fantasmi, avventure reali o sognate.
Non sembra essersi preoccupato
tanto dell’Arte (con la A maiuscola), termine che d’altronde odiava: “lavorava” raccontando tutto ciò che gli passava per la testa e, per una delle rare volte nella vita, senza curarsi delle proprie
ansie o di quelle profonde inquietudini che spesso cercava, portandole a galla, di esorcizzare, ma piuttosto aprendosi alla percezione del mondo esterno, quel mondo che a un uomo di quasi 87 anni
appariva folle, grottesco.
5 aprile – 28 giugno
2009
Museo Civico Ala
Ponzone
Sala delle mostre
temporanee
Via Ugolani Dati, 4
Cremona
Mostra a cura di Ivana Iotta e
Donatella Migliore
Catalogo edito da Silvana
Editoriale
Enti promotori:
Comune di Cremona
Comune di Alaquàs
in accordo con Fundacion Bancaja (Madrid –
Barcellona)
Orario di apertura:
Dal martedì al sabato 9-18
Domenica e festivi 10-18
Lunedì chiuso
Informazioni:
Comune di Cremona
Museo Civico Ala Ponzone
Tel +39 0372 407768 - 407269
museo.alaponzone@comune.cremona.it
G.A.
Etnia: momento dell’aurora
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La pittura di Sergio Putzu è fatta di un mondo umile e di sofferenza che però non ci colpisce allo stomaco. Al contrario, i personaggi come gli indiani nativi d’America, le genti delle tribù africane e i contadini delle pianure sarde ci stupiscono per la loro composta dignità. Certo anche la scenografia fa la sua parte: cornici di canne palustri legate con spago, zucchine secche che pendono, dipinte o reali, sulle tele; candidi ricami di cotone testimoni di purezza d’animo.
L’artista, uno dei più rappresentativi dell’arte figurativa, anche in questa mostra, conferma l’assoluta padronanza delle forme, come forza espressiva, e della materia: dai gialli più luminosi delle savane africane, all’ombra bruciata della terra da coltivare, ai trasparenti cieli azzurri degli ultimi pellerossa. Le grandi tele dipinte ad olio ci coinvolgono e lentamente, osservando le espressioni dei personaggi delle varie etnie, sentiamo come un richiamo ancestrale.
Soffermandoci un attimo viene alla mente la storiella che il premio Nobel per la Pace Shimon Perez ama raccontare: il momento dell’aurora.
Come possiamo conoscere il momento preciso in cui finisce la notte e comincia il giorno? Non è quando siamo in grado di distinguere una pecora da un cane o un fico da un olivo, ma è quando si avvicina uno straniero e noi lo confondiamo con un nostro fratello ponendo fine a ogni conflitto. Questo è il momento in cui finisce la notte e comincia il giorno.
Ed è la sensazione che proviamo ripercorrendo i volti dei tanti personaggi che l’artista fa rivivere sulle tele e ci accorgiamo che la loro danza è la nostra, il loro dolore siamo noi.
Centro delle Arti visive – Comune di Pabillonis (VS)
Fino al 19 aprile – mattino: studenti – pomeriggio: 16,00-20,00
Prenotazioni: 070 93529200
Martino Piras
“Ho bussato alle porte di questa città meravigliosa”
È questo il titolo della mostra che illustra vari momenti della vita del grande scultore Costantino Nivola.
La città meravigliosa è New York dove l’artista sardo giunse nel ’39 con la sua amata moglie Ruth Guggenheim, scomparsa lo scorso anno. Nell’esposizione sono presenti bassorilievi in terracotta e una magnifica Dea Madre in marmo di Carrara, ma è attraverso alcuni suoi scritti e le 60 fotografie in bianco e nero realizzate da grandi fotografi del secolo scorso, tra i quali Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Bruce Davidson, Hans Namuth, Ben Schulz, Carlo Bavagnoli e Ugo Mulas che si coglie lo spessore artistico-culturale e soprattutto umano dello scultore. Allievo di Marino Marini, compagno di Mario Delitala e amico di personaggi del calibro di Saul Steinberg e Jackson Pollock, Costantino Nivola è stato un protagonista della scultura moderna del novecento; opere rudi e selvagge come spesso lo sono i paesaggi della sua terra, ma più spesso levigate e di intensa sensualità come le Figure femminili. Opere comunque non da salotto, ma costruite per vivere tra la gente, negli spazi naturali e urbani; marmi bianchi e splendenti alla luce del sole, ma anche ancora più vive e inquietanti con le loro ombre notturne.
La mostra fa conoscere al visitatore l’aspetto umano dell’artista, morto il 6 maggio del 1988 nella sua casa newyorkese impreziosita dai grandi murali di Le Corbusier, un altro caro amico di quell’America dove Costantino Nivola aveva conservato la sua identità di ragazzo sardo umile e forte, di artista e uomo vero.
Iglesias - Auditorium del Palazzo Vescovile - Centro storico medievale
La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 5 aprile con il seguente orario di apertura: 9:30 - 13:30 / 15:30 - 19:30. Saranno organizzati laboratori didattici d’artista per le
scuole.
Curatrice mostra: Margherita Coppola
Progetto espositivo:
Antonello Cuccu
Informazioni:
tel: +39 366 3890755 - +39 0784 730063
Martino Piras
Omaggio a Federico Sartori
La GALLERIA D’ARTE BACCI DI CAPACI di Lucca inaugura la mostra dedicata al pittore Federico Sartori, che proseguirà fino al 30 aprile 2009
Sartori nacque a Milano nel 1865 da una famiglia di origini modeste. Dopo le scuole elementari andò a bottega come incisore e a diciotto anni si iscrisse all’Accademia Reale di Brera che frequentò per soli due anni. Qui seguì il corso di figura e nudo di Raffaele Casnedi insieme a Pellizza da Volpedo.
In quegli anni Federico Sartori si avvicinò all'ambiente artistico cittadino del momento e conobbe Bertini, Previati, Boito, Grandi, Morbelli, Grubicy.
Poco dopo, spinto dalle ristrettezze economiche, si imbarcò per l’Argentina, dove ebbe la possibilità di coltivare la sua vocazione artistica e di trovare ampi riconoscimenti.
Federico Sartori fu artista curioso e attento alle tendenze dominanti dell’epoca, ma senza mai aderirne ad una in particolare.
Scrive nel suo saggio introduttivo alla mostra Antonella Serafini:
“Riteniamo che per Sartori gli stili fossero principalmente registri linguistici, variabili a seconda dei soggetti e delle situazioni.
Se il periodo argentino appare dominato dalle atmosfere simboliste, al ritorno in patria corrisponde un marcato orientamento verso lo stile divisionista in presenza, però, anche di rappresentazioni caratterizzate da campiture ampie con riferimenti al cloissonnisme, ed infine un apparente ritorno ad atmosfere di vita di paese tipicamente ottocentesche.
Parallelamente a tutto questo si sviluppa la produzione a carattere sacro che oscilla fra evocazioni cinquecentesche ed echi decò.
Una considerazione a parte meritano i disegni, un autentico plateau de l’umanité, un vasto campionario di paesaggi e scene di vita quotidiana, eseguiti anch’essi con differenti linguaggi….
Uno spensierato sguardo riproduttivo, molto simile a quello di Moses Levy, attento però non tanto alle luci e ai colori, quanto agli atteggiamenti umani…
Egli contribuì a creare un’arte che seppe narrare attraverso la pittura, in un’epoca di profonde trasformazioni, sia la vita quotidiana sia l’ “immagine” di una società che, evolvendosi, andava creando una nuova iconografia adatta a rappresentarla.
Le sue stesse scelte di vita, quella di emigrare in Argentina e al ritorno di trasferirsi in Versilia, rendono la sua esperienza esemplare di un atteggiamento comune tipico dell’epoca, che vide intellettuali e uomini di cultura varcare gli oceani non solo in cerca di fortuna ma anche di un diverso modo di vivere, o individuare in questo lembo di Toscana un luogo ideale non solo per la qualità della vita quotidiana ma anche per la creazione e la ricerca…
Federico Sartori si iscrive a buon diritto fra gli artisti che hanno contribuito a raccontare attraverso la pittura la storia della città di Viareggio, avendone allora in cambio un immediato riconoscimento del suo talento e importanti committenze.
Se la sua vita e la sua arte hanno condiviso, come quelle di altri artisti, l’atmosfera e il successo di un’epoca, altrettanto hanno conosciuto l’oblio che ha successivamente avvolto e talvolta addirittura quasi derubricato queste esperienze dalla storia dell’arte del periodo.
Tuttavia, gli studi che in questi anni hanno avviato una serie di recuperi e di riflessioni su quanto avvenuto nella produzione artistica italiana, parallelamente alle avanguardie, nel periodo in questione, lasciano supporre che anche una figura come quella di Federico Sartori possa ottenere l’adeguato riconoscimento e rivalutazione che merita.”
Prova del successo che l’artista ebbe presso i contemporanei, è l’esiguo numero di opere rimaste in possesso della famiglia, a fronte di una documentazione che invece testimonia una ricca produzione sia durante i trentasei anni trascorsi in Argentina che negli ultimi due decenni della sua vita in Versilia.
Per questa ragione il percorso della sua ricerca artistica che verrà presentato in questa mostra, sarà basato su ipotesi fondate su quanto attualmente a disposizione, in attesa di verifiche e riscontri che potranno avere sviluppi soltanto grazie a collezionisti e istituzioni, al fine di redigere un catalogo generale dell’opera del Maestro milanese, come è negli intenti della famiglia Sartori.
Orario mostra:
lunedì - sabato 10-13
/ 15,30-19,30
Domenica 19 aprile aperto
Catalogo in Galleria
Sede:
Galleria d’Arte Bacci
di Capaci
Via del Battistero 15
55100 Lucca
Info:
Tel/fax +39 0583 953659
(G.A.)