RECENSIONI LIBRI

 

Una vita (quasi) normale. Anzi due di Eva Ricciuti

 

Un libro divertente che pagina dopo pagina si fa bere lasciando spazio alle riflessioni di una società che cambia troppo in fretta.

 

Mi è piaciuto leggerlo, mi ha divertito, intrigato e tenuto attaccato alla storia, cercando in ogni pagina successiva le sorprese e le battute che hanno caratterizzato il racconto.

 

La cosa che mi è piaciuta di più è la scelta di scrivere i pensieri dei personaggi affiancati alle loro dichiarazioni.

Questo confronto tra il dire e il pensare mi affascina e è stato posto nei giusti termini, infatti non sempre questa tecnica è volta alla battuta immediata ma è anche spunto per riflessioni a volte amare.

Mi è sembrata volutamente esagerata la caratterizzazione di Rosario in certi punti, quasi farsesco forse un pò irriverente, ma sempre con una sua forte dignità.

Il personaggio che mi ha colpito di più è Fabia: sembra tutto passarle addosso, è una locomotiva che prende degli scossoni, sbanda ma poi trova sempre la soluzione per andare avanti.

 

A volte cinica, a volte ingenua, è la più "umana", coi pregi e difetti.

Sono contento che non ci sia stato lo scontato lieto fine, anche perchè così ogni lettore può immagine come nel futuro le strade possano incrociarsi ancora.

Impossibile non parlare della nonnuzza... il grillo parlante della storia ma più simpatico!

 

Sa sempre cosa sente sua nipote, perchè l'ascolta col cuore, non con la ragione.

Complimenti per questa prima opera che ha dato forma alla passione di scrittrice, scrivere è sempre un modo per crescere e in fondo c'è un momento per essere foglio e uno per essere penna.. come nella vita.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

 

Finchè non cala il buio di Charlaine Harris

 

Un libro che ha il pregio di essere leggero, ironico e fantasioso senza trascendere con spargimenti di sangue, nonostante faccia parte della serie True Blood.

 

Ho sempre avuto dei pregiudizi verso il genere fantasy, ma il fato ha voluto che dimenticassi i libri destinati alle vacanze e quindi ho puntato su un genere per me nuovo, attratto dai premi e dalla popolarità della scrittrice.

 

La protagonista, Sookie, è una persona capace di leggere i pensieri degli altri ed è quindi sommersa continuamente di voci e immagini altrui ovunque vada finchè incontra Bill, un vampiro, di cui non riesce (finalmente) a sentire alcun pensiero.

Sookie convive col suo "dono", con la sua diversità che la isola dagli altri.

E' però sempre ironica, pungente, legata al suo piccolo mondo familiare ed al bar dove lavora.

 

L'autrice dipinge i vampiri meno oscuri, truculenti e a farli convivere con gli umani in un surreale mix di antiche leggende e bevande a base di sangue artificiale.

Questi vampiri sono proprio come ce li aspettiamo: assetati di sangue, ma si accontentano anche di comode bottigline di liquido rosso che trovano in vendita ovunque. Hanno la capacità di ammaliare le loro prede che siano esse per cibo o per sesso, le loro gerarchie sono fatte di potere ed età, hanno forza smisurata e solo i classici limiti di non sopportare la luce del giorno, l’aglio e l’argento.

 

La trama essenzialmente intreccia un giallo per scoprire una sequenza di morti sospette e l’improbabile storia d’amore tra Sookie e Bill, mantenendosi leggera, accattivante e divertente.

 

Ne è stata tratta anche una versione televisiva a puntate di successo, già alla seconda serie, che conferma l'immediatezza della storia e soprattutto del personaggio principale, Sookie, che risulta misteriosa, affascinante e simpatica dalla prima impressione.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

L'elefante scomparso L'elefante scomparso

 

L'elefante scomparso e altri racconti di Haruki Murakami

 

Una serie di racconti surreali sul filo della follia, ma assolutamente realistici.

 

L'autore riesce a dare forma alle nostre paure, alle inquietudini, ai desideri di uomini e donne costruendo delle storie che ci portano in uno stato di oblio, lasciando scorrere nelle nostre vene il sangue dei protagonisti.

Così sentiamo battere il cuore affannosamente per esseri della nostra fantasia, ricordi lontani, tempi che sono sospesi.

 

In un racconto c'è un uomo che legge e risponde a reclami su prodotti.

In quelle lettere cerca e trova l'esigenza delle persone di essere ascoltati, vissuti.

Così instaura nel più surreale dei modi una relazione sociale con una "reclamante"...

 

In un altro, ma sono tutti degni di nota, c'è una coppia di giovani benestanti che va in giro ad appiccare incendi ai granai.

Scientificamente, senza far danni a persone, scelgono quale bruciare ed il protagonista che si trova a parlare con loro tenta di capire il perchè.

Se ce n'è uno.

 

Dal racconto “Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina d’aprile” merita la citazione questa frase:

“Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte e quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?” “Sì, sono d’accordo”, rispose la ragazza.

 

Sono racconti a volte delicati, commoventi, che non vogliono shockare il lettore ma accompagnarlo in questo viaggio verso il limite tra realtà e sogno, tra ragione e follia.

Così, dopo averlo letto tutto, viene voglia di aprirlo a caso e tuffarsi ancora una volta in un mondo che non c'è.

O c'è.

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

Il piccolo principe Il piccolo principe

 

 

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

 

Un libro per bambini di tutte le età e per adulti che hanno dimenticato d’esserlo stato, perché non è mai troppo tardi per apprezzare la nostra vita.

 

Il punto più famoso del libro è “addomesticare” una persona; basterebbe questo concetto espresso con semplicità disarmante a dare senso alla sua lettura.

Addomesticare è prendersi cura ed essere responsabile di una persona (un animale, un fiore...), stabilire una relazione di bene reciproco che lega per sempre due persone.

Per sempre io intendo che resteranno i segni di quel rapporto nell’altra persona per sempre, anche se è distante migliaia di km, anche se è distante dai nostri giorni.

 

Il libro è costellato di piccoli esempi di come sprechiamo il nostro tempo inseguendo pensieri inutili, dispendiosi, dannosi per noi stessi, che non fanno il nostro bene e quello degli altri.

 

Consiglio di leggerlo molto lentamente, non solo perché è molto breve (!) ma perché fondamentalmente spesso lasciamo correre le parole semplici ed invece qui nascondono concetti importanti.

 

Il bambino che fa domande, non accettando l’evidenza formale, ma cercando risposte nuove, è l’ideale al quale dovremmo tutti tendere.

Non abituarsi, non assuefarsi alle brutture e nemmeno all’amore.

La bruttura va riconosciuta e combattuta, ognuno a suo modo, mentre per l’amore bisogna combattere, conquistare, proteggere, tenerlo acceso con pazienza e passione.

Un libro che fa domande le cui risposte si trovano nel nostro cuore.

Ascoltiamolo.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

L'abito di piume L'abito di piume

 

 

L’abito di piume di Banana Yoshimoto

 

Un fiume, una ragazza, un paese intorno e tanti sogni ad occhi aperti: è il cocktail che rende questo libro godibile.

 

Il titolo originale del romanzo "Hagoromo" (letteralmente: abito di piume) indica un particolare tipo di kimono leggerissimo con dei lunghi nastri indossato dalle tennyo, sorta di donne-angelo, che serviva per volare tra il mondo terreno e l'aldilà.

 

Proprio come una bevanda, sorseggiata, prima rinfresca con il suo racconto di questa adolescente che vive nell'ombra del suo amante a Tokio. Qui si annulla completamente nell’amore per un uomo che la ricambia pur avendo una famiglia, che non lascerà mai. Ferita dalla fine di questa storia comincerà questo viaggio verso il recupero di se stessa.

 

Ai sorsi seguenti comincia il vero piacere, quando si entra nella complessa personalità dei ragazzi con i loro dubbi sul futuro ignoto, sul presente grigio e sul passato da archiviare.

 

Il fiume, avvolge il paesino e le persone. Hotaru comincia a pensare a se stessa, ai suoi desideri, si circonda di un amica, della nonna, sogni che ricostruiscono poco a poco la fiducia in se stessa e nelle persone che incontra.

Piccoli piaceri quotidiani, il sapore della famiglia e di un passato troppo presto definito da bambina, riaffiorano poco a poco per rivestirla di un abito leggero, di un tepore che aveva dimenticato.

 

Il sogno è lo strumento usato da Yoshimoto per legare i pezzi delle tante storie che, sospese come nuvole, vivono nel paesino incantato eppure così normale.

Gli ultimi sorsi lasciano in bocca il sapore di una sensazione di completezza: il cerchio si è chiuso per aprirne uno nuovo, lasciandoci seduti sull'erba a guardare il fiume e ad ascoltare noi.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado

 

Gabriella Gabriella

Un grande romanzo sociale che ruota intorno a Gabriella, mulatta senza passato e senza futuro, istintiva e ingenua, immersa da Amado tra i mille personaggi che animano lo Stato di Bahia.

 

Gabriella profuma di garofano e cannella, è bella e incontra Nacib un giorno al mercato degli schiavi.

Gabriella è sporca, spettinata, eppure lui vede qualcosa di unico, da salvare, da domare, incantato dalla sua prorompente sensualità.

 

E’ una delle tante figure che arrivano dalle campagne fino in città per sfuggire alla fame, attirati dal facile guadagno, dalla modernità, dai miti e dalle bugie.

Le sue vicende si mescolano agli intrighi della cittadina, ai mutamenti sociali, alle terribili lotte tra i fazendeiros per il predominio del mercato del cacao.

La città è animata, vive l’esplosione del benessere, tentacolare e colorata, macina le persone e stritola i sentimenti, combattuta tra le famiglie importanti di Bahia e i nuovi padroni.

 

Gabriella cammina a piedi scalzi per la strada, in casa.

Lei danza, canta quando è felice o quando vuole allontanare la malinconia.

Nacib l'assume come cuoca, rendendola ben presto regina della sua vasta casa ma Gabriella, selvatica e ingenua, non apprezza perché non sono questi i suoi valori.

L'amore per lei è un fatto spontaneo: Gabriella ama Nacib, ma si dona anche ad altri, senza alcuna malizia.

 

Così Amado riesce a fare luce con lo sguardo di Gabriella sui personaggi, i colori, i profumi dello stato di Bahia all'inizio del secolo: un romanzo bello come un quadro nel quale si scorge sempre un nuovo dettaglio dal quale farci affascinare.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

 

Casa di bambola di Henrik Ibsen

Casa di Bambola Casa di Bambola

 

Un capolavoro dell'800 quanto mai attuale sullo stato della donna nella società e nel matrimonio, sul sottile confine che separa l'apparenza dalla realtà.

 

Una serie di fatti, episodi, possono essere interpretati in maniera diversa a seconda se siamo protagonisti o spettatori?

Sì, sempre. Ma Ibsen pone l'accento sul divario tra quello che è, e quello che si vede.

 

Una donna che sacrifica la propria vita per la famiglia e per il marito in particolare, pur commettendo delle azioni di cui avrebbe fatto a meno è forse più colpevole di chi la giudica solo con i parametri che la società di allora (e di oggi) impone?

Per una donna ancor più.

Il lettore sceglie da quale parte stare, comodamente o scomodamente.

 

Le parole di Nora sembrano scritte oggi, attuali.

Scuotono la coscienza senza retorica e impongono una domanda: scegliamo come vivere la nostra vita o seguiamo i binari scelti senza chiederci se andiamo dove desideriamo?

 

Su questi binari si svolge la vita di Nora, che serba un pesante fardello col sorriso ed elargendo amore alla sua famiglia, interpretando ciò che il marito desidera ma che non apprezza fin quando rischia di perderla.

 

E’ un dramma sulla condizione della donna, da rileggere soprattutto ora che tante conquiste della società civile sono di nuovo messe in discussione.

 

  

  

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

Seta Seta

 

 

 

Seta di Alessandro Baricco

 

Libro semplice, e per questo stupendo. Una storia d’amore che lascia il segno nell’animo del lettore per darne nuova linfa, nuovo vigore che l’amante porta con sé, finita l’ultima pagina.

 

Un uomo, una donna, un lavoro.

Il lavoro che porta via l'uomo dalla donna.

Un'altra donna.

Il lavoro che lo porta via da questa donna.

E alla fine resta il lavoro e una donna, o due, o nessuna.

 

Consiglio di leggerlo lentamente, parola dopo parola, per sentire l'intensità degli occhi, la lentezza dei gesti, la forza dei sentimenti.

 

C'è una gabbia piena d’uccelli colorati, variopinti, di foggia e taglia diversa.

Sono i nostri pensieri, che collezioniamo con cura, che raccogliamo lungo il cammino della vita anziché viverli, ogni cosa a suo tempo.

Arriva sempre un giorno in cui ci sarà un motivo per farli volare via, rischiare che molti non tornino più, per vederne qualcuno tornare, libero, da noi.

 

E c'è sempre un mezzo, una persona attraverso la quale questo succede.

Strumenti inconsapevoli di questa storia d'amore che adagio permea il lettore, cambiandone l'espressione fino ad arrivare dritta al cuore.

 

La seta scivola dolcemente sul corpo, ne avvolge e copia le forme, per poi cadere lasciandoci la sensazione che sia ancora lì, come gli amori con la A maiuscola.

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Giro di vento di Andrea De Carlo

Giro di vento Giro di vento

 

Libro "minore" della produzione di Andrea De Carlo che tocca tematiche a metà tra il ritorno alla vita pre-tecnologica e l'insoddisfazione di un gruppo di professionisti.

 

I protagonisti si trovano in una zona isolata e sperduta dove dovevano vedere un immobile da acquistare, ma delle vicissitudini li portano a trascorrere la notte presso l’abitazione di alcune persone che vivono senza il supporto delle modernità.

 

L’inevitabile disorientamento dei professionisti e il disprezzo reciproco dei due gruppi di persone è il leit-motiv del racconto: due stili di vita che si confrontano, si criticano, si toccano.

 

Naturalmente mi sono immedesimato in uno dei moderni, intelligenti, furbi soggetti che alle prese con delle piccole difficoltà pratiche vanno in ansia, dimenticando di accendere il cervello prima del cellulare. Risultiamo comici se non ridicoli quando le nostre certezze, abitudini, vengono meno ma un poco alla volta scalfiscono il calcare depositato sui nostri istinti primordiali.

 

Il linguaggio universale, che permette di comunicare a due persone diverse, è sempre lo stesso: l’amore, a patto di voler ascoltare, mettersi in gioco.

 

E’ una lettura leggera con qualche riflessione sulla routine delle nostre giornate, che spesso mette da parte quel che non si omologa, relegandolo nel dimenticatoio dei rimpianti.

 

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

 

 

 

 

Broken Barbie di Alessandra Amitrano

Broken Barbie Broken Barbie

 

 

Viaggio nell'universo adolescenziale, sullo sfondo di una Napoli da stereotipi, di una ragazza alla ricerca continua di nuove esperienze che cade un gradino sempre più in basso.

 

Sono stato sempre affascinato dalle persone con un lato oscuro, che come la protagonista del libro, tentano di convivere con esso alternando la maschera di brava ragazza, attaccata alla famiglia, covando propositi di vendetta, turbamenti e domande che investono chi tenta di plasmare la propria vita nel proprio universo.

 

Ragazze da salvare, che non vogliono essere salvate ma che ti guardano con i loro occhi di fuoco come a dire: “vieni, provaci... ma potresti scottarti”.

 

A quel punto i vari protagonisti che lei incontra decidono, ognuno a proprio modo, quanto rischiare, quanto avvicinarsi a quest'anima tagliente che luccica come un vetro insanguinato al sole.

 

Ma è sempre lei che decide cosa farne di questi uomini (non è sempre così?), inconsapevoli d'essere comparse di qualcosa di grande che non capiscono, ma li affascina e si rendono ridicoli, meschini, quando non sanno trovare il linguaggio e il contatto con questa Broken Barbie.

 

Il libro sfiora i problemi di peso dei ragazzi (anoressia, bulimia) che sono solo manifestazioni di malesseri interiori che dovremmo imparare a riconoscere, leggendo queste pagine e guardando negli occhi quegli occhi di cui non reggiamo lo sguardo ma che catalizzano i nostri pensieri.

 

Libro che non fa annoiare, da fagocitare e rileggere per assaporarne le sfumature che, incredibilmente un giorno, prenderanno forma in una persona accanto a noi.

 

 

 

Recensione a cura di Antonio Boellis

 

Cappotto a Giove Cappotto a Giove

 

Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore di Ludovica Radif

 

 “Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore” è un testo creativo, originale, unico nel suo genere. Più che un libro, è un divertente gioco da tavolo.

ANFITRIONE, SOSIA, DIO MERCURIO, BROMIA, GIOVE, ALCMENA… 

I personaggi della commedia plautina prendono vita utilizzando le cinquantadue + cinque carte (con testi figurati) che compongono il libro.

Così prendono forma le commedie della beffa, del romanzesco, dell'agnizione, dei sosia e dei caratteri, tipiche della poetica di Plauto, dove spesso ricorre lo schema dell'intrigo amoroso, con un giovane che si innamora di una donna.

La grande comicità generata dalle commedie di Plauto è prodotta da diversi fattori: un’oculata scelta del lessico, un sapiente utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano e una fantasiosa ricerca di situazioni che possano generare l’effetto comico.

È grazie all’unione di queste trovate che si ha lo straordinario effetto dell’elemento comico che traspare da ogni gesto e da ogni parola dei personaggi.   

Personaggi che rivivono in un mazzo di carte, pronti per essere miscelati e reinventati in mille modi.  

Un modo simpatico e divertente per avvicinare le persone, soprattutto i giovani, all’antica e sublime arte del teatro.

 “Cappotto a Giove – Carosello per Plauto in Re minore” offre l’occasione per trascorrere una piacevole e divertente serata in compagnia dei “mitici e intramontabili” personaggi della commedia plautina.

Tentare un “Cappotto a giove” non è poi così difficile… Provare per credere!

Un libro veramente particolare…                                      

 

Recensione a cura di Giovanna Amoroso