RECENSIONI QUADRI
Delara Darabi - La prigioniera dei colori
Delara Darabi, un’iraniana di ventitré anni, era bella, era una pittrice. Venerdì scorso primo maggio è stata impiccata. Le hanno tolto per sempre i suoi colori, la vita.
Non ci importa se all’età di diciassette aveva accoltellato una cugina per rubarle un gioiello o se invece abbia voluto addossarsi il delitto per salvare dalla forca il suo fidanzato. Sono i suoi disegni, i suoi dipinti a raccontarci di lei; sono quei paesaggi di campagna sognanti di gialli e di verdi di un’artista fanciulla in pace col mondo, ma anche quelli oscuri e tragici di una prigionia immatura dove corpi e visi, con i loro sfondi scuri e i reticolati, ci raccontano muti la sofferenza e l’ingiustizia. Un passaggio netto dove non trova posto l’Arte della giovinezza. È la bellezza della vita dell’adolescente che, attraverso linee decise, quasi scolpite sulla carta da disegno, si trasforma in incubi reali. Eppure le sue parole restano ancora quelle semplici di una fanciulla che non ha ancora capito l’orrore che l’aspetta: «Da allora, senza i miei colori, vivo nel grigio di una cella con i muri che si alzano all’infinito. Mi hanno condannato a morte per un reato che non ho commesso e ora spero solo nei colori per riavere la vita».
Negli anni scorsi una mostra a Teheran e un’altra ad Amsterdam l’avevano consacrata pittrice vera. Ma non è servito. Come la sospensione della pena di morte decisa a metà aprile che le ha concesso di respirare i profumi della primavera. L’ultima.
Mentre Delara contava l’agonia dei suoi ultimi giorni, in un carcere italiano si è laureata una ragazza che ha ucciso la madre e il fratellino. La stessa età della giovane donna iraniana, diversa giustizia: Erika è viva, Delara è morta. Le hanno tolto per sempre i suoi colori. Un assurdo senso di colpa ci attanaglia. Ma è davvero assurdo? Comunque sia, per tanto tempo sentiremo risuonare nella testa la sua ultima invocazione nella telefonata fatta ai genitori: “Mi impiccano tra pochi secondi, aiutatemi”.
Ora non ci restano che le sue opere, che guarderemo sempre con commozione e rimpianto. Queste poche righe, per quello che possono valere, servano per non dimenticarla e possano trasmettere un ultimo caldo abbraccio a questa ragazza pittrice con la speranza che in altri cieli abbia ritrovato per sempre i suoi amati colori.
Martino Piras
La galleria fotografica necessita almeno della versione Flash 9.0.28!
Intallare la versione aggiornata di FlashPlayer.
Silvana Brunotti – La realtà che si colora di magica nostalgia
I dipinti di Silvana Brunotti sono pura poesia, capaci di dare emozioni vere allo spettatore che rimane come sospeso tra sogno e realtà.
I paesaggi della sua città, come L’isola Tiberina, Il Foro romano, San Pietro, con i loro contrasti azzurri, gialli e rossi, sono vivi e tragici, nostalgici e attuali. Perché Silvana Brunotti, è sì artista contemporanea, ma anche umilmente distante da certe correnti artistiche come lei stessa spiega senza giri di parole: «Non esprimo un giudizio sull’arte contemporanea perché in alcuni casi non la capisco.»
Lei è sempre andata per la sua strada; un percorso costellato di premi e riconoscimenti ad alti livelli maturati dopo anni di fatica passati al cavalletto e frutto di un serio apprendimento: «In un certo senso, sono stata fortunata perché ho studiato in un periodo in cui nel Liceo Artistico di via Ripetta insegnavano professori come Guttuso, Gentilini e Montanarini, che sono diventati grandi artisti moderni. Mi chiedi quali maestri del passato siano i miei preferiti: Michelangelo, Caravaggio, Leonardo, Botticelli; come scegliere fra tanti grandissimi? Davvero non si può.»
L’artista romana, quasi ottant’anni, è donna senza tempo così come lo è l’Arte. Gallerie e Musei si arricchiranno ancora di nuove opere. «Anche se» spiega con un velo di tristezza «attualmente non posso prendere impegni perché da qualche mese, per motivi di salute, non ho più dipinto o fatto mostre, ma spero di riprendere presto.» Non possiamo che augurarci di ammirare ancora altri quadri che ci riportino la sensibilità dell’animo e la potenza espressiva delle pennellate e della spatola. Un connubio che viene da lontano: «Ho sempre avuto una grande ammirazione per l’impressionismo; Van Gogh è il mio preferito e la sua pittura ha influenzato un po’ la mia.»
Quello dell’artista romana è un cromatismo spesso violento, specie nelle nature morte, luminoso e decadente dove emergono oggetti semplici, fiori che hanno ceduto la bellezza in altri tempi, ma che ancora incantano e che l’artista riesce a farci amare. Personaggi come La zingara, con la posa fiera di una Regina con sullo sfondo i simboli classici della capitale. Silvana Brunotti è anche questa, capace di esprimere atmosfere talvolta cupe; dipinti dove traspare la vita e la morte, in composizioni di riflessi e trasparenze, ma dove trova sempre un suo spazio la luce, simbolo di speranza che fa rivivere i paesaggi dimenticati, gli oggetti antichi, i fiori umili e appassiti, quasi a volerci ricordare che la bellezza sta attorno a noi, nel quotidiano, e attende solo di essere scoperta.
Martino Piras
La galleria fotografica necessita almeno della versione Flash 9.0.28!
Intallare la versione aggiornata di FlashPlayer.
Si ringrazia per la collaborazione Daniele Benedetti, nipote dell'artista